Tutto quello che devi sapere sul levriero spagnolo.

Miti da sfatare: le domande più frequenti…


Questa è la domanda più frequente sul levriero… Ma chi l’ha detto?!? Siamo talmente abituati a vedere lo sfruttamento del cane da parte dell’uomo, che pare normale che il levriero debba correre da mattina a sera, ma non è proprio così. In relazione sempre e comunque all’età del cane, dopo i due anni, generalmente, si godono lunghe dormite e conservano l’energia da scaricare al momento del bisogno. Il levriero è considerato un cane pigro, amante di tutto ciò che ha la forma di un divano o di un letto!
Non sta scritto da nessuna parte che è obbligatorio avere il giardino per adottare un levriero. Il giardino rappresenta semplicemente una comodità per l’adottante, non è una richiesta essenziale dell’associazione. Nel caso ci fosse però richiediamo una recinzione solida e alta (non meno di 1.70-1.80m) dato che i levrieri sono agilissimi saltatori!
Solo ed esclusivamente in aree chiuse con recinzione di cui si parlava poco fa, o nelle apposite aree cani attrezzate. Nel tempo il levriero, come tutti i cani del resto, tenderà a prendere sempre più fiducia nel padrone, tuttavia si consiglia sempre di non liberare il cane in prossimità di strade o ferrovie, l’istinto predatorio potrebbe comunque azzerare ogni rifermento e ogni richiamo potrebbe rivelarsi vano.
Un levriero vive un media tra i 12 e i 14 anni… quindi, prima di adottarne uno, pensaci bene e guarda la tua carta d’ identità!
Basta cercare nel web per trovare tante immagini di levrieri che serenamente condividono la cesta con il gatto. Diciamo che una buona percentuale di loro, tollera i gatti, altri sono indifferenti e alcuni li amano. Meglio sempre dichiarare di possedere un gatto (ma anche cani, roditori o altri animali) nella domanda di adozione. Salvo eccezioni, l’associazione fa eseguire il “test gatti” nelle strutture di riferimento spagnole.
Il levriero non costa nulla. Per tutti i cani spagnoli l’associazione chiede un aiuto, un  contributo adozione di 180.- Frs. o 160.00 Euro senza il quale non riuscirebbe a far fronte a tutte le spese veterinarie, di pensione e di viaggio dei propri cani.

Questo l’elenco delle spese che l’associazione sostiene per ogni singolo cane, quando è sano e non vi sono interventi chirurgici da eseguire in caso di fratture o altro:

  • riscatto dalla perrera (40/80 euro)
  • trasporto interno (60/95 euro)
  • trasporto internazionale (80/120 euro)
  • sterilizzazione (90/130 euro)
  • esami del sangue/test malattie mediterranee (40/75 euro)
  • vaccinazioni (40 euro)
  • michochip (25 euro)
  • sverminazione (15 euro)
  • stabilizzazione animale post salvataggio in pensione spagnola (60-90 euro al mese)
Quando presenta malattie/fratture le spese non si contano!!
Trattandosi di un essere vivente, seppur di animo buono, resta sempre imprevedibile ai continui solleciti. Sono i bambini che vanno educati alla presenza in famiglia di un cane, qualunque esso sia.
Consigliamo cibo di buona qualità, cibo secco (crocchette) con un cucchiaio di umido (o carne trita) per insaporire, acquistato in negozi specializzati. Sconsigliato l’acquisto dei cibi al discount/supermercato.  Dosi: due/tre al giorno.  Consigliate le ciotole alte.
Non tutti per la verità, ma una buona parte sì. Purtroppo vengono da una realtà di maltrattamento, sconsiderazione e sfruttamento; resta comunque una gioia immensa vedere il loro cambiamento giorno dopo giorno. Il levriero è un cane remissivo, silenzioso e timido….difficilmente è aggressivo. Ci vogliono pazienza, dolcezza, delicatezza e tanto amore.
Perché no?! Non lamentarti però con l’associazione se poi ti ha mangiato il gatto. Noi suggeriamo, in base alle caratteristiche del cane e dell’ adottante, la “combinazione” ideale. L’adozione resta sempre un atto d’amore che va ben al di là del colore del manto.
Perché nella vita, prima o poi, una buona azione devi farla anche tu.

Il levriero spagnolo

I “galgos” (levrieri spagnoli) vengono allevati dai galgueros in maniera indiscriminata e incontrollata, in diverse regioni della Spagna. Una prova di velocità nelle campagne segna il loro destino: solo ai più veloci sarà consentito vivere. Chi non superano questo esame è condannato. I più fortunati saranno “semplicemente” abbandonati a molti chilometri dal posto in cui sono nati, spesso con le zampe spezzate, gli altri saranno invece uccisi in maniera crudele, incivile: bruciati vivi, condannati alla fame e alla sete con bastoncini conficcati tra lingua e palato, trascinati sull’asfalto per chilometri da auto in corsa, (offerti ai cani da combattimento quale allenamento), gettati vivi nei pozzi o impiccati agli alberi nei “boschi della morte”, unici testimoni di questo massacro silenzioso. Dai rami pendono decine e decine di colgaderos (corde) -a volte più di una su ogni albero- utilizzate in nome della tradizione per questo sacrificio impunito. Un’agonia atroce e disumana per migliaia di levrieri, venuti al mondo unicamente per servire e soffrire. Gli assassini affermano che questa è una morta “degna”, tramandata da generazioni. Non li uccidono sparandogli perché, un galgo, non vale nemmeno una pallottola.

Ai levrieri che invece hanno superato l’esame, spetta una vita di stenti, maltrattamenti e sofferenza. Spesso richiusi in bunker senza illuminazione né ventilazione, vedono la luce del sole solo quando arriva il momento di cacciare o di correre. Si riproducono in condizioni pietose, le femmine scheletriche nutrono sofferenti i loro piccoli, litigano ferendosi, a volte mortalmente, per un misero tozzo di pane, il solo cibo messo loro a disposizione. Dopo la prima stagione di caccia la maggior parte di loro non serve più. Saranno sostituiti senza il minimo scrupolo da levrieri “freschi” e più veloci e finiranno la loro triste vita dove molti altri galgos già avevano trovato una morte terribile, dolorosa e lenta. Senza avere mai avuto una carezza e nessun giorno di gioia.

Il levriero è un cane nobile, maestoso, leggero come una piuma, agile e soprattutto veloce, velocissimo. È il “figlio del vento”, una delle razze maggiormente venerate nell’Antichità, al punto che ne era vietata la proprietà ai ceti più bassi. Era considerato il cane della nobiltà, allevato e utilizzato esclusivamente dai ranghi più alti della società.

Oggi la sua virtù è anche la sua condanna. È diventato un cane da reddito, sia per le corse che per la caccia. L’importante è “fare cassa” e tutto ciò che serve all’uomo per aumentare i suoi guadagni, diventa “oggetto”. Un oggetto che, una volta danneggiato o rotto, inevitabilmente, si butta via.

In Spagna i numeri che riguardano l’abbandono di cani sono scandalosamente alti, ma nel caso dei galgos si parla anche di torture e sevizie... e non possiamo certo chiudere gli occhi e rimanere indifferenti!

Scoprire il levriero come animale de compagnia è un’esperienza unica e gratificante anche se non è un cane per tutti, con loro sono necessari alcuni accorgimenti che troverete elencati. I galgos sono meravigliosi cani di compagnia: intelligenti e sensibili, puliti e discreti, dolci, pazienti ed estremamente delicati con i bambini e le persone anziane. Nonostante nessuno di loro abbia mai conosciuto il calore di una casa e di una famiglia, si adattano perfettamente alla vita in appartamento e alla convivenza con cani, gatti e altri animali.

Forza Rescue Dog si occupa di raccogliere e salvare i levrieri abbandonati e maltrattati e di trovare una famiglia che possa dar loro amore e rispetto, dove poter essere finalmente considerati cani da compagnia e non mero bestiame da reddito.

Ai galgos salvati dalla strada, riscattati ai galgueros o dalle famigerate perreras (canili) spagnole, viene fornita l’assistenza veterinaria necessaria, a seconda del caso. I galgos sono in seguito affidati alle nostre strutture di riferimento spagnole che si occupano della loro preparazione secondo un rigido protocollo (test malattie mediterranee, passaporto, chip, vaccinazioni, sterilizzazione quando l’età e lo stato di salute lo consentono), della loro riabilitazione fisica ma anche di curare le ferite dell’anima, per dare loro la possibilità di tornare, o forse iniziare, a fidarsi dell’uomo.